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La ricorrenza del primo decennio del Centro Sportivo Italiano

La ricorrenza del primo decennio del Centro Sportivo Italiano

Nell'ottobre 1955 il CSI festeggia a Roma i primi dieci anni di vita. L'idea di un raduno romano del CSI era nata come grato e doveroso omaggio a Pio XII, "Il Papa degli sportivi", nel suo ottantesimo compleanno e nel quindicesimo di pontificato. La ricorrenza del decennale di fondazione fu vista anche come l'occasione propizia per ribadire al Paese intero la propria vocazione. A quell'appuntamento il CSI si presentava forte di un'organizzazione diffusa ormai in tutta la penisola: 17 Comitati regionali, 92 Comitati provinciali, 60 Comitati zonali, 3.000 Società sportive, circa 80.000 tesserati.
La gente del CSI, alla quale si aggiunsero le atlete della FARI e atleti di molte Federazioni nazionali, cominciò ad affluire a Roma il 6 e 7 ottobre. Arrivarono con treni, pullman, moto e perfino in bicicletta, vestiti con le tute e le divise sociali, giovani e meno giovani, portando bandiere, striscioni e gli strumenti del loro sport. Alcuni di loro diedero vita a tre grandi manifestazioni sportive: i "Campionati nazionali di atletica leggera", il "Criterium giovanile ciclomotoristico delle Nazioni", il "Gran Premio del Decennio" di ciclismo. La mattina del 9 ottobre questa enorme massa di gente, alla quale si erano aggiunte le atlete della FARI e gli atleti di molte Federazioni sportive nazionali con i loro dirigenti (circa 50.000 persone), sfilò per le vie di Roma fino a Piazza San Pietro, dove li attendeva un'udienza concessa da Papa Pio XII. In quella folla di atleti erano rappresentati tutti gli sport del CSI e tutte le regioni.
Il "Decennio" non fu solo bandiere, musiche e cortei. A dargli un senso profondo fu il discorso pronunciato in quella occasione da Pio XII. Nel 1945, quando il CSI era rinato dalle ceneri della FASCI, era stato proprio Pio XII ad indicare la strada che la nuova associazione avrebbe dovuto percorrere nello sport. Ora, a distanza di dieci anni, ci si raccoglieva attorno al Papa con l'orgoglio di chi era riuscito ad andare oltre ogni previsione. Pio XII lodò il CSI per la strada già percorsa e diede preziose indicazioni per il futuro.
Ma il Pontefice esortava a fare ancora di più: perché lo sport è fonte di beni fisici ed etici, va proposto a tutti i giovani, anche ai più disagiati. Ai giovani dell'immediato dopoguerra lo sport veniva proposto come un'alternativa esistenziale, cioè un ideale di vita coraggioso, ottimista, superiore ai meri interessi e preoccupazioni materiali: una proposta di rinnovamento totale di tutta la persona, anima e corpo, attraverso un'attività sportiva sanamente intesa. In questa prospettiva anche la funzione di una "associazione di categoria" come il CSI era tracciata di conseguenza; attraverso essa la Chiesa "compie ed integra ciò che manca ad un'idea, ad un'attività, ad un'opera, che per eccessi o per difetti o per assenza di fondamenti ideali non siano pari, se non addirittura contrari, alla dignità cristiana" (Pio XII). Ecco pertanto il programma del CSI alla fine del suo primo decennio di vita, tracciato con quella famosa espressione: "Lievito di cristianesimo voi dunque sarete negli stadi, sulle strade, sui monti, al mare, ovunque si innalza con onore il vostro vessillo" (Pio XII).
Si incomincia già ad intravedere il "modo d'essere" del CSI e c'è già un netto progresso rispetto al periodo della FASCI. Compito dell'istituzione sportiva cattolica non è soltanto quello di agire, perseverare e conservare, ma anche quello di animare cristianamente, dal di dentro, i valori temporali, soprattutto con la forza dell'esempio.
L'avvenimento fu troppo grande perché si potesse ignorarlo. I cinegiornali ne diffusero il resoconto in tutte le sale cinematografiche. La stampa impegnò alcune grandi firme nel commento. Le critiche di parte non mancarono e talvolta toccarono punte di involontaria comicità. L'Unità polemizzò sui presunti costi del raduno, Il Paese trovò ingiusto che si fossero sventolate le bandiere tricolori facendo "fremere nella tomba le ossa di Mazzini e Garibaldi", Il Lavoro parlò di messa in scena grandiosa che nascondeva la pochezza dello sport del CSI, Il Borghese fece finta di stupirsi perché non era stata inviata "alla cittadinanza romana nessuna cartolina precetto per assistere alla sfilata".
 

 



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 Pubblicato : Mercoledì, 23 Febbraio 2011 - 16:05
 Ultima modifica : Giovedì, 24 Novembre 2011 - 17:11
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